BLUE TECHNOLOGY ED ENERGIE RINNOVABILI

Dal 2004 IPPO Engineering si occupa di blue technology, anche nota come energia blu o blue economy, e di energie rinnovabili ed efficienza energetica. L’implementazione di queste tecnologie digitali ultra innovative riguarda la progettazione di sensori in grado di migliorare le condizioni dell’ecosistema marino, ma non solo. Anche la robotica, la realtà virtuale e la realtà aumentata possono essere integrate per migliorare le performance del commercio marittimo.

Il mondo delle energie rinnovabili è in continua crescita, oltre che in continua evoluzione, e si apre sempre di più a nuovi ambiti esperienziali. La blue energy rappresenta l’energia elettrica pulita derivante dalle onde, dalle correnti marine e dalle maree, seguendo anche i cambiamenti climatici a cui la natura è sottoposta. Lo sfruttamento di questa energia, come per le altre fonti di energia rinnovabile, assicura un minor impatto ambientale grazie allo sfruttamento di risorse naturali per la produzione di energia elettrica.

COS’È LA BLUE TECHNOLOGY

Per capire meglio cos’è la blue technology, è necessario partire spiegando l’importanza del settore nascente, fortemente complesso dal punto di vista tecnologico e ad alto costo di realizzazione. L’energia oceanica, che è appunto energia blu, è sempre stata a disposizione dell’uomo, ma vari fattori, tra cui quelli sopracitati, hanno rallentato il suo sfruttamento. Una volta superati sarà più semplice rendere la blue economy effettivamente fruibile a tutti. Sarebbe così possibile sfruttare il moto ondoso del mare, delle maree e delle differenze di temperatura e salinità, con importanti risvolti in campo ambientale ed economico.

In un Report di Transparency Market Research, risalente al 2016, il valore globale della blue energy era calcolato intorno a 11 miliardi di dollari per il 2024, con un tasso di crescita annuo stimato del 23,3% tra il 2016 ed il 2024.

L’UNIONE EUROPEA A SOSTEGNO DELLA BLUE ECONOMY

Per questi motivi, quindi, non deve sorprendere che l’Unione Europea abbia deciso di dedicare parte delle sue risorse a questo settore, al fine di sostenere lo sviluppo tecnologico necessario per la riduzione dei gas serra e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Il vantaggio economico derivante dall’adozione della blue technology, infatti, non va sottovalutato.

L’Unione Europea finanzia la piattaforma “Pelagos Blue energy cluster” per il Mediterraneo, a cui l’Italia ha aderito. La rete italiana è costituita da piccole e medie imprese, utilities, compagnie elettriche e centri di ricerca pubblici e privati.

La Commissione Europea ha pubblicato una comunicazione, dal titolo “Crescita blu”, per pianificare a livello europeo una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo. Gli obiettivi che si intendono raggiungere tramite questa comunicazione possono essere essenzialmente riassunti in tre punti:

  • Sviluppo di una politica marina integrata (oceanografia, pianificazione e sorveglianza marittima);
  • Promozione di strategie di crescita sostenibile, attente ai differenti contesti climatici, sociali, economici e culturali delle varie zone della costa europea;
  • Interventi specifici in vari settori, tra cui l'acquacoltura, il turismo costiero, le biotecnologie, lo sfruttamento dell'energia degli oceani e l’energia blu.

La strategia “crescita blu” parte dalla consapevolezza che i mari e gli oceani rappresentano un motore per l’economia europea, con enormi potenzialità per l’innovazione e la crescita, nell’ottica del conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

L’obiettivo di queste misure, che favoriscono anche la blue economy, deriva dalla necessità di creare un Forum sull’energia oceanica, per la costruzione di legami di cooperazione nel settore della blue technology e per la raccolta delle energie rinnovabili provenienti da mari e oceani. Una delle tante possibilità è quella di raccogliere l’energia del moto ondoso o di sfruttare quella mareomotrice ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle maree.

In Italia, a giugno 2019 è stato studiato un piano d’azione triennale, il CTN, Cluster Tecnologico Nazionale.
Il CTN BIG raggruppa le principali componenti istituzionali, accademiche ed imprenditoriali del mondo marittimo, a cui afferiscono: la cantieristica, il trasporto marittimo, includendo le attività ricreative, la filiera ittica, l’acquacoltura, le risorse minerali, le biotecnologie marine, i servizi di previsione e informazione ambientale e le nuove tecnologie sottomarine.

Una volta implementata l’industrializzazione della blue technology, non sarà difficile ricavare dei notevoli contributi a favore dell’economia europea, supportata finalmente da una energia rinnovabile, affidabile e costante. Anche sul versante lavorativo ci saranno dei benefici, con la creazione di nuovi posti di lavoro altamente qualificati, che rappresenteranno una vera possibilità di rinascita per le zone costiere dell’Europa, spesso caratterizzate da un alto tasso di disoccupazione.

L’obiettivo, dunque, sarebbe proprio quello di produrre entro il 2050 circa 100 GW di energia blu, sfruttando quella del mare. D’altronde, ricordiamo che le risorse energetiche oceaniche superano potenzialmente il nostro fabbisogno energetico attuale e anche quello futuro.

ENERGIA BLU: LE TECNOLOGIE E IL BLUE THINKING

La blue economy, quindi, non prevede un aumento degli investimenti a tutela dell’ambiente, ma incoraggia l’utilizzo di tecnologie nuove che ridurrebbero i costi di produzione in ogni settore, nel totale rispetto dell’ambiente. Infatti, anche con bassi investimenti si otterrebbero buoni ricavi, con un conseguente aumento dei posti di lavoro.

Alla base della blue technology sta il cosiddetto ‘‘blue thinking”, una filosofia di pensiero che si rifiuta di vedere il rispetto dell’ambiente come la necessità di cercare soluzioni ai problemi produttivi. Al contrario, il ‘‘blue thinking” consiste nel credere che l’ecosostenibilità e le risorse rinnovabili rappresentino un oceano di possibilità a vantaggio della crescita sociale ed economica. In questa intervista, lo stesso Gunter Pauli, iniziatore della blue technology e autore di Blue Economy 2.0, spiega come lo scopo dell’energia blu sia quello di trovare soluzioni innovative alle principali sfide socio-economico attuali, progettando nuovi modi di produzione e di consumo.

È ormai evidente che le energie rinnovabili hanno assunto un ruolo chiave nel panorama energetico mondiale, dato l’esaurimento delle fonti fossili. Con il termine energia rinnovabile si intende, infatti, una tipologia di energia prodotta da una fonte non esauribile, pensiamo alla blue energy, all’energia solare o a quella prodotta dall’aria. La maggior parte di queste energie é pulita, in quanto non immette nell’atmosfera sostanze nocive e/o alteranti per il clima.

Per restare aggiornato e scoprire di più sul settore della blue economy puoi dare un’occhiata al nostro JOurnal.

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