AREE MARINE: LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI IN MARE

Ogni giorno, e in quantità assurde, bottiglie di plastica, flaconi di detersivi, reti da pesca e stoviglie si accumulano nei nostri mari e iniziano un lento processo di degrado che impiegherà più di 1000 anni per concludersi. Ogni giorno, così, questi rifiuti aumentano in estensione e in diffusione, vengono trascinati dalle correnti e danneggiano inesorabilmente gli ecosistemi da cui dipendiamo. Ecco che la plastica giunge fino a noi, quando da piccoli frammenti e microplastiche entra nella catena alimentare che va dal plancton ai pesci, e dai pesci a noi.

Solo conoscendo e individuando questi materiali dannosi per la salute di tutti possiamo promuovere e attuare politiche di prevenzione del problema di accumulo dei rifiuti e intervenire per il loro smaltimento.

LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI IN MARE: ALLARME PLASTICA

Sappiamo per certo che il 50% degli oggetti di plastica rinvenuti sulle spiagge europee è monouso. Ogni anno nel mondo si producono 280 milioni di tonnellate di plastica, che si raddoppieranno nel 2050 e recheranno danni incalcolabili a flora e fauna. A pagare il prezzo più alto è proprio il nostro mar Mediterraneo, un mare semichiuso in cui sboccano anche i numerosi rifiuti provenienti da altrettanti fiumi.

 

Produrre plastica più facilmente degradabile e rivedere le nostre cattive abitudini è il prezioso contributo che può dare chi ama il mare e vuole fare la sua parte per garantire il corretto smaltimento e riciclaggio dei rifiuti in mare. Entro il 2030 tutta la plastica presente sul mercato dell’Unione Europea dovrà essere riutilizzabile a costi sostenibili o riciclata. Ma come si farà a ripulire quanto inquinato finora e a intervenire sulle attività via mare che producono ed immettono rifiuti? Sicuramente si dovrà intervenire sulle politiche e sulle modalità di gestione specifiche. Non mancano però le iniziative sperimentali come il progetto Arcipelago Toscano, che mette insieme co-finanziatori e coloro che hanno delle responsabilità nelle fasi successive alla raccolta dei rifiuti in mare da parte dei pescatori, quindi dalla fase di stoccaggio, allo smaltimento e al successivo riciclaggio dei rifiuti. Il risultato? Sono stati recuperati una ventina di chili di rifiuti ogni giorno, per un totale di 230 chili di spazzatura durante i primi 15 giorni dell’operazione.

ITALIA: LE DISPOSIZIONI PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN MARE E PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MARINO

Le materie plastiche sono le componenti principali dei rifiuti marini, che si stima rappresentino fino all’85% dei rifiuti marini trovati lungo le coste, sulla superficie del mare e sul fondo dell’oceano. La dimensione del problema dei rifiuti in mare e lungo le coste diventa sempre più pregnante e chiama in causa direttamente anche i governi di tutto il mondo.

A livello nazionale, l’Italia ha adottato alcune iniziative finalizzate alla riduzione delle plastiche e del marine litter. Prime tra tutte la normativa sul divieto di utilizzo di shopper non biodegradabili e la misura relativa all’individuazione di porti marittimi dotati di siti idonei nei quali avviare operazioni di raggruppamento e gestione di rifiuti raccolti durante le attività di pesca e di turismo subacqueo.

Le misure prevedono anche l’implementazione di attività di informazione e sensibilizzazione (fishing for litter) rivolte a tutti gli attori coinvolti nell’intera filiera della pesca e dell’acquacoltura per prevenire la formazione dei rifiuti marini.

EUROPA: LE DISPOSIZIONI PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN MARE E PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MARINO

Al fine di frenare il consumo di plastica monouso e il marine litter, l’Unione Europea ha emanato una direttiva sulla riduzione di determinati prodotti di plastica, direttiva che dovrà essere recepita dai Paesi membri entro 2021 e che si applica ai prodotti di plastica monouso, oxodegradabile e agli attrezzi da pesca contenenti plastica.

Le regole prevedono anche l’adozione di misure per ridurre il consumo dei prodotti di plastica monouso e proibire la loro immissione sul mercato, in particolare per quanto riguarda bastoncini cotonati, piatti e posate, cannucce, agitatori per bevande, contenitori per alimenti e bevande e relativi tappi e coperchi. La direttiva prevede l’inclusione dei “rifiuti accidentalmente pescati”, che a loro volta sono definiti come i “rifiuti raccolti dalle reti durante le operazioni di pesca”.

Poiché i rifiuti dispersi nell’ambiente marino provengono prevalentemente da attività svolte sulla terraferma e sono dovuti alla scarsità di infrastrutture per la gestione dei rifiuti solidi, oltre che alla dispersione di rifiuti da parte dei cittadini e alla scarsa consapevolezza pubblica, occorre definire misure specifiche nei programmi per la prevenzione e gestione dei rifiuti.

SEA EAGLE, PER MONITORARE LE AREE MARINE, L’ACCUMULO E LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

IPPO Engineering non si occupa solo di energie rinnovabili e blue economy, ma sviluppa progetti volti a migliorare l’ecosistema terrestre e marittimo in cui viviamo.

Per far questo, IPPO Engineering ha realizzato Sea Eagle, progetto che ha lo scopo di utilizzare droni dotati di telecamere ad alta risoluzione e software d’analisi immagini che identificano e monitorano le aree marine con maggior accumulo di rifiuti, con lo scopo di determinare azioni d’intervento per il loro smaltimento.

Attraverso tale sistema è possibile valutare in remoto la presenza di rifiuti marini nelle coste, nonché la composizione in frazioni e oggetti. Ciò permette anche di monitorare aree remote o inaccessibili e di identificare le aree di maggior accumulo di rifiuti, per poi determinare le attività di prevenzione e mitigazione più idonee. 

In aggiunta, il progetto prevede l’integrazione di azioni di intervento che consentono la raccolta dei rifiuti sia dalla superficie marina che dalla costa ed il loro deposito in contenitori collocati su imbarcazioni di supporto o in punti di raccolta sulla terraferma. 

Lo sviluppo di algoritmi autonomi di volo contribuisce infine a minimizzare l’intervento umano e di conseguenza a ridurre i costi complessivi associati al servizio di monitoraggio e raccolta.

Nel complesso, questo strumento innovativo è in grado di contribuire in modo considerevole alla sfida globale legata ai rifiuti marini e alla conservazione degli ecosistemi marini e costieri. I rifiuti marini in questione sono prodotti risultanti da attività umane che si svolgono sia a terra che in mare e che si accumulano nell’ambiente marino.

Svariate attività che si svolgono sulla terraferma e in mare possono provocare la produzione di rifiuti solidi che possono introdursi nell’ambiente marino in modo diretto o raggiungerlo indirettamente attraverso fiumi, scarichi e sotto l’azione dei venti. L’accumulo di rifiuti in specifiche aree marine può essere determinato, quindi, anche dall’andamento delle correnti e dalla persistenza e resistenza del materiale a decomporsi.

Se sei interessato alle tematiche ambientali sviluppate da IPPO Engineering, dai un’occhiata al nostro Journal.

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