L’estate 2026 ha trasformato il riscaldamento globale da concetto astratto a esperienza quotidiana. Secondo il programma europeo Copernicus, giugno 2026 è stato il mese più caldo mai registrato nell’Europa Occidentale, con un’anomalia di circa +3 °C rispetto alla media di riferimento; in Italia la terza ondata di calore della stagione ha spinto i termometri fino a 45 °C nelle zone interne della Sardegna, con valori diffusamente di 10-12 °C sopra le medie climatiche. Non si tratta di un’estate difficile isolata, ma dell’ennesimo segnale di un clima che sta cambiando in profondità.
A breve, risponderemo alle domande più cercate sul fenomeno, con dati aggiornati e case study. Si comincia!
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A cosa è dovuto il fenomeno del riscaldamento globale?
Il riscaldamento globale è dovuto principalmente alle attività umane, che immettono nell’atmosfera enormi quantità di gas serra alimentando il cosiddetto effetto serra. Questa è la conclusione ormai unanime della comunità scientifica, ribadita dalla Commissione Europea e dal WWF: la responsabilità è dell’uomo, a partire dall’uso massiccio dei combustibili fossili.
Il meccanismo è semplice. Alcuni gas presenti nell’atmosfera si comportano proprio come il vetro di una serra: trattengono cioè parte del calore solare impedendogli di tornare nello spazio. Quando la loro concentrazione aumenta, il pianeta si scalda. Le principali fonti di emissione sono:
- combustione di carbone, petrolio e gas naturale, che rilascia grandi quantità di anidride carbonica (CO₂), il principale responsabile del riscaldamento globale;
- deforestazione, che riduce la capacità degli alberi di assorbire CO₂ e libera il carbonio immagazzinato;
- agricoltura e allevamento intensivi, che generano metano e protossido di azoto;
- gas fluorurati, usati in impianti e apparecchiature, con un effetto serra fino a 23 mila volte più potente della CO₂.
La Commissione Europea stima che nel 2023 la concentrazione di CO₂ in atmosfera superasse del 51% i livelli preindustriali (prima del 1750), mentre il contributo delle cause naturali, come le variazioni dell’attività solare o vulcanica, è stato inferiore a 0,1 °C tra il 1850 e il 2019. In altre parole: il fattore umano è determinante.
Che cosa si intende per surriscaldamento globale?
Per surriscaldamento globale si intende l’aumento a lungo termine della temperatura media della superficie terrestre causato dall’accumulo di gas serra. Il termine è di fatto un sinonimo di riscaldamento globale, così come lo è l’espressione inglese global warming: descrivono tutti lo stesso fenomeno, ovvero il progressivo riscaldamento del pianeta osservato a partire dall’era industriale.
È utile distinguere il surriscaldamento globale dal più ampio concetto di “cambiamento climatico”: il primo indica specificamente l’aumento delle temperature, il secondo comprende tutte le conseguenze a catena (eventi meteorologici estremi, siccità, innalzamento dei mari e perdita di biodiversità).
Il primo grande allarme pubblico risale al 23 giugno 1988, quando il fisico James Hansen della NASA parlò davanti al Senato degli Stati Uniti: il giorno dopo il global warming era in prima pagina sul New York Times. Da allora le prove si sono moltiplicate e oggi il rapporto di causa-effetto tra attività umane e crisi climatica è considerato incontrovertibile.
Com’è variata la temperatura negli ultimi 150 anni?
Negli ultimi 150 anni, ovvero dall’inizio dell’era industriale, la temperatura media globale è aumentata in modo netto e sempre più rapido. Nel 2024 ha raggiunto 1,55 °C al di sopra dei livelli preindustriali: è stato l’anno più caldo mai registrato e ha chiuso il decennio più caldo di sempre (2015-2024). Il riscaldamento indotto dall’uomo cresce oggi a un ritmo di circa 0,25 °C per decennio (dati Commissione Europea).
Il trend è evidente anche in Italia e in Europa. Il WWF ricorda che l’estate 2022 è stata la più calda della storia europea, con un luglio di 2,26 °C sopra la media italiana calcolata dal 1800. A Milano, per fare un esempio concreto tratto dalla cronaca, i picchi di luglio sono passati dai 33 °C di fine Novecento ai 37 °C attuali. E la parabola non si ferma: dopo il giugno 2026 più caldo di sempre nell’Europa Occidentale, gli esperti parlano apertamente di un “nuovo regime climatico”. Anche la concentrazione di CO₂, misurata all’osservatorio di Mauna Loa, ha superato le 420 parti per milione, un valore che non si registrava da centinaia di migliaia di anni.
Case study: gli incendi in Sicilia, estate 2026
Le alte temperature non restano un numero su un grafico. Tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026, secondo i dati satellitari EFFIS-Copernicus rilanciati da Greenpeace, in Italia sono andati in fumo circa 36.600 ettari di territorio, circa l’80% in più rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.
La Sicilia è stata tra le regioni più colpite, con decine di roghi, evacuazioni e gravi danni a boschi, biodiversità e agricoltura. Come sottolinea l’organizzazione, l’innesco è spesso di origine umana, ma è la crisi climatica con siccità, caldo e vento di scirocco a creare le condizioni che rendono le fiamme più intense e difficili da domare. Un secondo dato, questa volta sanitario, arriva dal Regno Unito: tra maggio e giugno 2026 sono stati registrati circa 2.700 decessi in più legati alle ondate di calore.
Come sarà il mondo nel 2050?
Il mondo del 2050 dipenderà dalle scelte fatte in questo decennio. Secondo il Sesto Rapporto di valutazione dell’IPCC, la soglia di +1,5 °C sarà con ogni probabilità raggiunta già tra il 2030 e il 2035. Da lì in avanti gli scenari si biforcano:
- nello scenario a basse emissioni (SSP1-1.9), con emissioni nette di CO₂ azzerate intorno al 2050, il riscaldamento a fine secolo potrebbe stabilizzarsi intorno a +1,4 °C;
- in assenza di tagli decisi, la traiettoria più coerente con gli attuali modelli di sviluppo porta verso +2,7 °C entro il 2100, con il rischio concreto di superare i 2 °C già nel corso del secolo.
Cosa comporta tutto questo in concreto? L’IPCC prevede che l’Artico sarà praticamente privo di ghiaccio marino a settembre almeno una volta prima del 2050, in tutti gli scenari. Il livello dei mari, anche contenendo il riscaldamento sotto i 2 °C, dovrebbe salire di 40-50 centimetri entro fine secolo, con punte oltre il metro negli scenari più critici: una minaccia diretta per le aree costiere e l’economia del mare.
Ondate di calore, precipitazioni intense e siccità diventeranno più frequenti e violente. Il Mediterraneo, in particolare, è uno degli hotspot climatici del pianeta: si scalda più velocemente della media globale, e gli incendi dell’estate 2026 sono un’anteprima di ciò che un mondo non governato potrebbe rendere ordinario.

Come si può risolvere il problema?
Il riscaldamento globale si può contrastare riducendo rapidamente le emissioni di gas serra fino a raggiungere la neutralità climatica, cioè l’azzeramento delle emissioni nette di CO₂. È l’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi del 2015 (mantenere l’aumento ben sotto i 2 °C, puntando a 1,5 °C) e recepito dall’Unione europea con il Green Deal: taglio del 55% delle emissioni entro il 2030 e neutralità climatica entro il 2050.
Le leve principali sono tre, tutte al centro del lavoro sulle tecnologie ambientali:
1. Energie rinnovabili
Sostituire i combustibili fossili con solare, eolico e idroelettrico è la soluzione più matura. Il 2026 si sta confermando un anno record: la produzione solare ha superato il 12% del mix elettrico europeo e, ad aprile, per la prima volta a livello globale eolico e solare insieme hanno prodotto più energia del gas.
2. Efficienza energetica
Ridurre i consumi di edifici, industrie e trasporti – dagli edifici a energia quasi zero (NZEB) all’illuminazione a LED – abbatte le emissioni a parità di servizi resi.
3. Foreste
Gli alberi potenziano la capacità naturale di assorbire CO₂, insieme a strategie di adattamento e monitoraggio.
Proprio il monitoraggio mostra quanto la tecnologia digitale sia parte della soluzione: sistemi satellitari come EFFIS e il programma Copernicus permettono di misurare in tempo reale incendi, temperature marine e anomalie climatiche, fornendo la base dati indispensabile per decidere e intervenire.
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Affrontare il riscaldamento globale è una sfida che nessuno può vincere da solo: servono consorzi solidi, competenze digitali e progetti capaci di portare l’innovazione dalla ricerca al mercato.
Le opportunità non mancano: il programma Horizon Europe ha destinato per il 2026 circa 1,6 miliardi di euro al Cluster 5 “Climate, Energy and Mobility”, pensato proprio per accelerare la transizione verde verso un’Europa climaticamente neutra entro il 2050.
IPPO Engineering è una software house specializzata in tecnologie ambientali e attiva dal 2004 in progetti di ricerca e sviluppo su green e blue economy, energie rinnovabili ed efficienza energetica.
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